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La “Tassazione verde” per favorire lo sviluppo di tecnologie di produzione più pulite e innovative

10 Gennaio 2005 - La “tassazione verde”, che si basa su semplici principi elaborati dall’economista britannico Pigou negli anni ’20, potrebbe essere uno degli strumenti per favorire la transizione energetica verso le fonti rinnovabili.

 

A dare una maggiore opportunità allo sviluppo di un sistema energetico basato sempre più sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica dovrebbe esserci il principio del “chi inquina paga”. Secondo tale ipotesi i costi sociali ed ecologici di ogni produzione “sporca” e a rischio dovrebbe ricadere interamente sulle aziende, costringendo così le industrie a migliorarsi in termini di qualità ambientale. Tuttavia la strada legislativa non è sempre la più efficace e promettente.


Un metodo per ottenere risultati migliori, oltre che economicamente più vantaggiosi, è quello della cosiddetta “tassazione verde”. Un concetto questo che si basa su un semplice principio economico sviluppato negli anni ’20 da Arthur Cecil Pigou, economista dell’Università di Cambridge. La sua proposta non era quella di aumentare tout court le tasse, ma di mutarne i criteri di applicazione, in un modo per cui la riforma sarebbe risultata neutra per le aziende.


In pratica il criterio su cui essa si dovrebbe basare è il seguente: “tassiamo di più quello che si vuole meno, tassiamo di meno quello che si vuole di più”. Ad esempio se si vuole meno inquinamento, meno consumo di energia da fonti fossili, meno imballaggi, meno scarti e rifiuti nocivi, tassiamoli maggiormente. Vogliamo più occupazione, più investimenti, più reddito disponibile: tassiamoli di meno. Altro principio pigoviano era di usare il sistema fiscale per internalizzare tutti i costi originati dall’ambiente e dalla società nel suo complesso.

La tassazione verde offre, dunque, il vantaggio di favorire la produzione pulita (anche quella energetica), oltre la salute dell’ambiente e della popolazione (riducendo così i costi individuali). Inoltre, essa stimolerebbe la ricerca di soluzioni tecnologiche più avanzate per uno sviluppo proiettato verso il futuro e capace di riorganizzare l’economia sulle industrie più innovative e non su quelle ormai “al tramonto”. La tassazione verde favorisce anche l’occupazione perché le aziende guadagnerebbero non già tagliando i costi relativi alla manodopera, ma riducendo gli sprechi e il consumo di energia. Le nazioni che per prime intraprenderanno con decisione questa strada avranno un immenso vantaggio sulle altre in termini economici, sul piano della salute e della qualità della vita.

Articolo tratto in parte da alcune considerazioni presenti in: Susan George - “Un altro mondo è possibile se…”, Feltrinelli, 2003.

 

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