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Riduzione delle emissioni inquinanti

18 Marzo 2005 - A Londra i Ministri dell'Ambiente e dell'Energia decidono per continuare a ridurre le emissioni inquinanti anche dopo il 2012.

 

Aumentano le perdite economiche per le catastrofi naturali legate ai cambiamenti climatici. Necessario ridurre del 60-80% le emissioni entro il 2050, favorendo la diffusione di rinnovabili ed interventi di efficienza energetica.

I ministri dell'ambiente e dell'energia del G8 e quelli dei paesi a economia emergente, riuniti a Londra, hanno condiviso il fatto che i cambiamenti climatici sono ormai una realtà e che il settore energetico e dei trasporti sono i nodi principali sui quali intervenire per tagliare le emissioni di CO2.

La compagnia di assicurazioni tedesca Munich Re ha stimato che per i guasti del clima e catastrofi naturali nel 2004 sono morte circa 180 mila persone, più del doppio di quelle del 2003, nonostante il numero di catastrofi sia sempre lo stesso degli ultimi dieci anni, 650. Le perdite economiche nel 2004 sono state pari 145 miliardi di dollari incluse le perdite delle assicurazioni per 44 miliardi di dollari.

Sul fronte del riscaldamento climatico un esperimento di modellistica ha rivelato che la temperatura potrebbe schizzare da un minimo di 2 gradi a un massimo di 11 contro un minimo di 1,4 a un massimo di 5,8 indicati dall'Istituto per i cambiamenti climatici. Da qui il rischio che si potrebbe sottovalutare l'aumento della temperatura.

Anche alla luce di questi fatti i ministri europei dell’ambiente hanno proposto di tagliare le emissioni di anidride carbonica del 15-30% entro il 2020 e del 60-80% entro il 2050 rispetto ai livelli del ’90.

Per la seconda fase del protocollo di Kyoto (post-2012), su cui sembra sia stato raggiunto un accordo, gli obiettivi dovranno essere inseriti nel documento finale del vertice europeo del 22 e 23 marzo. La decisione dei ministri tuttavia è in contrasto con quanto dichiarato lo scorso mese dalla Commissione UE e cioè che non è ancora venuto il momento di stabilire obiettivi per il periodo post 2012.

Ad oggi comunque dieci paesi sono contrari a menzionare sul documento finale qualsiasi tipo di obiettivo (tra questi l’Italia), mentre altri otto sono a favore della proposta della presidenza di turno lussemburghese di dichiarare tali target.

Il fronte dei contrari basa la propria posizione sul fatto che l'UE è responsabile solo del 15% delle emissioni globali e che non può risolvere da sola il problema del cambiamento climatico, senza cooperare con gli altri partner mondiali e soprattutto con gli Stati Uniti.

Per sbloccare la trattativa tra i 25, la presidenza lussemburghese ha fissato due paletti per l'attuazione della riduzione. Il primo, che guarda all'interno dell'UE, prevede che in futuro si terrà conto della competitività del sistema europeo e dei costi dell'attuazione della riduzione. Il secondo, volto all'esterno, mira a ottenere il coinvolgimento degli altri paesi, tra cui gli Stati Uniti e le economie emergenti.

Questi dell’UE sembrerebbero passi importanti per incrementare i tagli delle emissioni di gas serra oltre le riduzioni previste entro il 2012, ma dopo le dichiarazioni serviranno azioni immediate e concrete in questa direzione.

L’Italia invece si sta muovendo nella direzione opposta, visto che nel Piano Nazionale di Assegnazione delle quote di emissioni prevede addirittura un incremento delle emissioni, visto che manca ancora una decisa azione verso le rinnovabili e l’efficienza energetica e visto che la nostra politica energetica è sempre più orientata verso la produzione di energia elettrica da carbone.

 

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