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Mercato del petrolio sotto pressione

18 Giugno 2005 - Il mercato del petrolio Ŕ sotto pressione a causa dell'aumento tumultuoso della domanda

 

Lo ha affermato il presidente De Vita dell’Unione Petrolifera nel corso dell’assemblea annuale. La crisi è strutturale e non reversibile e le quotazioni del petrolio difficilmente caleranno. La ricetta proposta: efficienza e risparmio energetico. E fonti rinnovabili, aggiungiamo noi.

Nel corso dell’Assemblea annuale dell’Unione Petrolifera (UP) dello scorso 8 giugno il presidente Pasquale De Vita ha fatto alcune interessanti dichiarazioni che affrontano con un approccio più realistico il problema delle attuali risorse petrolifere mondiali. Alcune affermazioni sembrano confermare, anche se non in maniera esplicita, le tesi di coloro che ritengono avvicinarsi pericolosamente il cosiddetto “picco del petrolio”, cioè il momento in cui la domanda di petrolio inizierà a superare l’offerta globale, o meglio, quando verrà estratta la metà di tutta la risorsa disponibile.


De Vita ha infatti evidenziato come il mutato contesto economico e politico internazionale abbia fatto lievitare la quotazione media del petrolio portandola a 45 dollari/barile (34,6 €/barile), rispetto ai 28,4 dollari/barile del 2003 e ai 36,4 dollari/barile nel 2004 (con punte di oltre 56 dollari/barile per il WTI).


De Vita ha spiegato che “appare difficile considerare questo fenomeno di carattere congiunturale, e quindi reversibile. Sempre più probabile è che si sia di fronte ad una discontinuità strutturale di lunga durata”. Il presidente dell’Unione ha detto che, se non va comunque escluso che le quotazioni possano avere dei cali, si potranno invece ipotizzare con maggiore probabilità  incrementi fino a 60 dollari/barile ed oltre.


L’incremento mondiale dei consumi di petrolio dal 1990 ad oggi, pari a circa 15 milioni di barili/giorno, è stato alimentato per quasi 6 milioni (34%) soltanto dalla richiesta aggiuntiva di Cina e India, i cui volumi combinati sono passati da 3,5 ad oltre 9 milioni di barili/giorno.
Nello stesso arco di tempo gli Stati Uniti, il paese con il massimo consumo petrolifero mondiale (quasi il 25%), hanno fatto registrare un rialzo assoluto (4 milioni di barili/giorno) che, pur inferiore a quello cinese, rimane tra i più elevati al mondo. Cina, Usa ed India hanno pertanto assorbito negli ultimi 15 anni quasi due terzi dell’incremento registratosi.

De Vita non ha trascurato un ulteriore fondamentale aspetto legato a questo notevole aumento della domanda di petrolio: tutto l’assetto operativo, sia dal punto di vista dell’offerta del greggio che sotto quello della raffinazione è oramai sotto pressione.


Per quanto concerne l’Italia, De Vita ha ricordato che nel 2004 la fattura petrolifera è ammontata a 16,9 miliardi di euro con un incremento di oltre 1,8 mld di euro rispetto a quella del 2003 (la fattura energetica totale del nostro paese è di 29,3 mld di euro). Questo incremento sarebbe stato più elevato senza un significativo apprezzamento dell’euro nel confronti del dollaro (si calcola un risparmio di circa 5,5 mld di euro nel 2004) e senza la diminuzione della domanda petrolifera nazionale (dai 92 Mtep del 2002 a 87,9 Mtep del 2004).


Tra le soluzioni che De Vita ha considerato nelle sue conclusioni, anche al fine di evitare una pesante recessione economica internazionale, c’è “la strada di decisi miglioramenti dell’efficienza energetica e del risparmio in cui si devono impegnare tutti i paesi”.

Secondo l’ASPO (Associazione per lo studio del picco del petrolio) il picco del petrolio è stimato intorno al 2007-2008. Dopo quella data, l'offerta di petrolio inizierà a diminuire e la rapidità con cui avverrà questa progressiva diminuzione sarà determinante; alcuni modelli prevedono che la diminuzione potrebbe essere molto più rapida e violenta della crescita che si è avuta nel corso del 20° secolo. Un dato importante: dal 1985 la quantità di petrolio consumato ogni anno è superiore a quella di nuovo petrolio scoperto, e il divario si sta allargando ogni anno di più.

 

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