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Cambiamenti climatici al G8 in Scozia

7 Luglio 2005 - I cambiamenti climatici al vertice G8 in Scozia: scarse speranze anche per l'Africa

 

Ong britanniche chiedono ai leader dei paesi del G8 di prendere iniziative immediate per contrastare i cambiamenti climatici e la desertificazione in Africa, sviluppando energia solare ed eolico e riducendo l’estrazione di combustibili fossili.  Il secondo e ambizioso tema inserito da Blair nell’agenda del G8 di Gleneagles, in Scozia, è quello dei cambiamenti climatici.

C’e’ subito da chiarire che in proposito le prospettive non sono troppo rosee. Basti considerare che lo scorso 3 maggio vari organi di stampa hanno riferito di come la bozza del comunicato finale del G8 non abbia nessun obiettivo specifico per la riduzione delle emissioni di gas serra, così come non contenga nessun riferimento agli studi scientifici che dimostrerebbero il rapporto di causa ed effetto tra l’inquinamento e il surriscaldamento globale.
Al di là di generici riferimenti al bisogno urgente di sviluppare nuove tecnologie, fonti energetiche pulite ed efficienti, il G8 non pare intenzionato ad andare.

Intanto a pochi giorni dall’inizio del vertice va segnalato l’importante rapporto redatto dal  Gruppo di Lavoro delle Ong britanniche sui Cambiamenti Climatici e sullo Sviluppo (composto, tra gli altri, da Action Aid, Oxfam, Greenpeace e Friends of the Earth). Il rapporto, dal titolo “Africa; Up in Smoke?”, chiede ai leader dei paesi del G8 di prendere iniziative immediate per contrastare i cambiamenti climatici, altrimenti gli sforzi per eliminare la povertà nel continente africano si riveleranno vani.

Considerando, infatti, che il 70% della popolazione africana dipende dall’agricoltura e che il surriscaldamento globale sta dando una brusca accelerata al processo di desertificazione, appare evidente che senza dei provvedimenti urgenti la condizione di una vasta fetta degli abitanti del continente nero è destinata a peggiorare. Si prevede che entro il 2050 ci sarà una diminuzione delle precipitazioni che potrà oscillare tra il 10 ed il 20% rispetto alle cifre attuali.

Una delle prime soluzioni da prendere in considerazione è investire sempre più fondi nelle fonti di energia pulite (ad esempio solare ed eolico, che per altro non richiedono necessariamente un’elettrificazione su larga scala rendendo queste tecnologie competitive laddove una rete elettrica non esiste, come in diverse parti dell’Africa), riducendo l’estrazione di combustibili fossili, responsabili di buona parte delle emissioni di CO2.

Il rapporto si può scaricare visitando la pagina:
http://www.neweconomics.org/gen/z_sys_publicationdetail.aspx?pid=208
Per dare un segnale forte sull’urgenza e l’importanza del problema ambientale, Friends of the Earth International ha lanciato un’azione di sensibilizzazione globale sui cambiamenti climatici.

Il 7 luglio tutta la cittadinanza mondiale è invitata a far suonare campane e quant’altro sia disponibile per “dare la sveglia” in merito alle questioni ambientali ai leader del G8. L’orario scelto per l’iniziativa – 13.45, fuso del Regno Unito – ha una forte valenza simbolica. 13 sta per la percentuale di popolazione mondiale rappresentata dai paesi del G8, 45 per la percentuale di emissioni inquinanti che questi stessi paesi contribuiscono a rilasciare annualmente nell’atmosfera. Per avere ulteriori informazioni sull’azione si può visitare il sito web www.climatealarm.org.     

 

 

 

Fonte: (tratto da un articolo sul sito “Campagna per la Riforma della Banca Mondiale” – www.crbm.org)

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