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La rivoluzione energetica dei prossimi decenni presentata al Parlamento Europeo da Greenpeace International

28 Settembre 2005 - Lo scenario indica che il 50% della domanda energetica dell’UE25 potrebbe invece essere soddisfatta ricorrendo alle fonti rinnovabili, abbattendo il 75% delle emissioni di CO2 entro il 2050.

 

Secondo Greenpeace International l'Europa già entro il 2020 potrebbe abbandonare l'energia nucleare e allo stesso tempo ridurre le emissioni di anidride carbonica del 30%, grazie ad un massiccio utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. E’ quanto emerge dal documento "The Greenpeace Energy Revolution Scenario. A sustainable pathway to a clean energy future in Europe", presentato il 27 settembre dall’associazione ambientalista al Parlamento Europeo di Strasburgo, che affronta in particolare le tematiche relative all’offerta di energia elettrica da fonti rinnovabili per l'Europa a 25, fino alla soglia del 2050.


Il settore elettrico nell'Europa allargata è ancora dominato da grandi impianti centralizzati per la produzione di elettricità e almeno l'80% di questi sono alimentati da combustibili fossili e nucleari. Lo scenario prospettato, realizzato insieme all’Institute of Technical Thermodynamics of the German Aerospace Center (DLR),  indica che il 50% della domanda energetica dell’UE25 potrebbe invece essere soddisfatta ricorrendo a fonti rinnovabili, abbattendo il 75% delle emissioni di CO2 entro il 2050.
Per il raggiungimento di questo obiettivo è necessario che l’Unione europea proceda ad una rapida riforma del settore energetico, visto che quasi tutte le previsioni indicano che, con l’attuale sistema energetico, fra 45 anni le emissioni di anidride carbonica potrebbero aumentare di circa il 50%.


In particolare la strada da perseguire comporta per i governi europei alcune importanti decisioni:


 definire obiettivi vincolanti di utilizzo delle rinnovabili per la produzione di elettricità, calore e trasporti;
 dare all’energia rinnovabile priorità di accesso alle reti;
 spostare gli investimenti dai combustibili fossili e nucleari alle rinnovabili, iniziando con l’eliminare sussidi diretti e indiretti alle fonti convenzionali, con un conseguente risparmio dei contribuenti (nel 2004, la European Environment Agency ha stimato che i sussidi a carbone, petrolio e gas sono stato pari a oltre 23,9 miliardi di euro contro i 5,3 miliardi per le fonti rinnovabili).


L’Energy Revolution Scenario avrà un costo aggiuntivo per la produzione di elettricità non superiore a 6 miliardi di euro all’anno entro il 2002, per tutti i 25 paesi europei, soprattutto  a causa dei nuovi investimenti in rinnovabili. Un costo aggiuntivo che comunque decrescerà nei decenni successivi.
Una strategia di questo tipo non potrà tuttavia essere disgiunta da una politica di risparmio ed efficienza energetica, soprattutto nel settore dell’edilizia, che ha ancora un enorme potenziale non sfruttato.
Il rapporto di Greenpeace mostra non solo una via per costruire un futuro energetico più pulito, ma anche un modo per “isolare” le economie nazionali dalle incerte e pericolose fluttuazioni delle risorse e dei prezzi dei combustibili nucleari e fossili sui mercati globali, risolvendo il gravoso problema della sicurezza dell’approvvigionamento dell’energia.


Inoltre, anche nel breve periodo (al 2010), si potrebbero creare nuovi posti di lavoro per circa 700 mila unità.

 

Fonte: Per informazioni: Greenpeace International

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