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Le associazioni chiedono al Governo di dare subito maggiore impulso alle fonti rinnovabili

29 Settembre 2006 - In materia di fotovoltaico le associazioni chiedono di sbloccare l’incentivazione degli impianti, togliere ogni limite quantitativo annuo e differenziare le tariffe tra impianti a terra e integrati negli edifici.

 

Legambiente, ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento), APER (Associazione Produttori Energia da fonti Rinnovabili), Assolterm (Associazione italiana solare termico), GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane) e Itabia (Italian Biomass Association) chiedono al Governo in carica di rilanciare subito le fonti rinnovabili rispettando gli obiettivi fissati per il 2011 nel programma dell’Unione: 25% di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, raddoppiando il contributo delle “nuove fonti rinnovabili”: eolico, biomasse, fotovoltaico, solare a concentrazione, solare termico, idroelettrico di piccola taglia e geotermia.

 

 

Le associazioni, che ritengono il ddl Bersani in materia di energia troppo concentrato sulle questioni riguardanti il mercato del gas, hanno inviato lo scorso 21 settembre ai ministri e alle commissioni parlamentari un documento comune in cui si chiede al governo di modificare e integrare il disegno di legge, approvato lo scorso 9 giugno, per dare maggiore spazio alle fonti rinnovabili. In questi giorni il ddl ha iniziato il suo iter parlamentare.

 

In materia di fotovoltaico le associazioni chiedono di sbloccare l’incentivazione degli impianti. Il successo delle domande di incentivi in conto energia per impianti FV ha mandato però in crisi il sistema, soprattutto a causa di una bolla speculativa favorita da alcuni errori tecnici da parte dei Ministeri competenti nell’introduzione di questo meccanismo, che è comunque da considerarsi basilare per lo sviluppo della tecnologia.

A questo scopo – si riafferma nel documento congiunto - occorre intervenire, ai sensi dell’articolo 7 del DL 387/2003, per rivedere il sistema di incentivo, togliendo ogni limite quantitativo annuo e differenziando le tariffe tra impianti a terra e integrati negli edifici. Solo in questo modo si potrà dare maggiore certezza agli investitori.

 

Le altre proposte per il settore delle rinnovabili riguardano:

  • l’esclusione della parte non biodegradabile dei rifiuti dai certificati verdi, come previsto dalle stesse Direttive europee;
  • l’incremento della quota minima di elettricità prodotta da impianti da rinnovabili, per dare una prospettiva di crescita al mercato;
  • l’approvazione delle linee guida sui progetti di impianti da fonti rinnovabili;
  • la riorganizzazione delle competenze e la semplificazione delle procedure in materia di biocombustibili e biomasse.
 

Le associazioni chiedono, inoltre, di avere tariffe trasparenti per i cittadini, che permettano di comprendere in maniera chiara la parte di tariffa legata alle fonti rinnovabili, ma anche di poter acquistare energia elettrica e calore certificati come rinnovabili con tariffe concorrenziali come avviene negli altri Paesi europei.

 Occorrerebbe infine aumentare i poteri dell’Autorità per l’energia in materia di controllo e sanzione nei confronti dei soggetti distributori e del gestore della rete per garantire l’accesso dei nuovi soggetti produttori di energia da fonti rinnovabili alla rete con tempi certi, tariffe e condizioni tecniche non discrezionali.

 

 

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