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Cambiamenti Climatici: vicini al punto di non ritorno

14 Novembre 2006 - Nairobi: Sotto accusa l’immobilismo dei Governi che potrebbe causare gravi dissesti economici. Basterebbe investire ogni anno almeno l’1% del PIL per iniziare un processo di riconversione dell’economia basato su efficienza energetica e fonti rinnovabili.

 

Dalla Conferenza Mondiale sul Clima di Nairobi (Kenya) arrivano indicazioni sempre più allarmanti sul riscaldamento del pianeta, sia per quanto riguarda il livello delle temperature sia, aspetto più preoccupante, per la rapidità della loro crescita.Come è riportato dall'articolo di Franco Foresta Martin sul Corriere della Sera, per molti autorevoli esperti la deriva climatica in atto sta per superare il punto di non ritorno, minacciando danni irreversibili agli ecosistemi e alla civiltà.


Uno studio dell’Hadley Centre, l’Ufficio meteorologico del Regno Unito, ribadisce le prove delle responsabilità umane nelle anomalie climatiche osservate. Vicky Pope, capo del settore clima all’Hadley Centre ha spiegato: "Quando nei nostri computer inseriamo solo i fattori naturali, come l’attività del Sole e quella dei vulcani, non riusciamo a spiegare l’aumento medio globale delle temperature di quasi un grado registrato nell’ultimo secolo. Quando invece aggiungiamo l’aumento dei gas serra provocato dall’uomo, i conti tornano. Per noi è la prova che non siamo di fronte a oscillazioni naturali, ma a fenomeni causati dalle crescenti emissioni che accompagno le attività umane”. L’Europa lancia a Nairobi una sfida impegnativa: ridurre le emissioni del 30% entro il 2020. Ma, nonostante sia la prima sostenitrice del Protocollo di Kyoto, finora le ha ridotte di meno del 3%, a fronte di un impegno dell’8% entro il 2012.


L'articolo del Corriere della Sera accenna ad uno studio dell'economista britannico Nicholas Stern che porta alle seguenti conclusioni: l'attuale inazione dei governi farebbe perdere ai paesi industrializzati circa il 20% del proprio PIL, ma per superare un simile dissesto economico sarebbero sufficienti investimenti di appena l’1% del PIL diretti a finanziare gradualmente tutte le azioni necessarie a ridurre le emissioni di gas serra, che dovrebbero essere incentrate soprattutto sull’efficienza energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili.

Fonte: articolo Corriere della Sera (Franco Foresta Martin)
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2006/11_Novembre/13/nairobi.shtml

 

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