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Cambia la geografia del fotovoltaico: arriva la Cina

20 Marzo 2007 - La Cina diventerà presto il paese leader nella produzione di celle e moduli già dal 2007: 1540 MW di capacità entro la fine dell’anno.

 

La mappa mondiale dell’industria fotovoltaica sta diventando ogni giorno più affollata, soprattutto in Germania e, più recentemente, in Cina.

Secondo la rivista Sun&Wind Energy (n.1/2007), i produttori di celle e moduli quest’anno aumenteranno di 42 unità rispetto all’anno precedente, una crescita mai registrata finora, tanto che gli anni 2006 e il 2007 potrebbero essere ricordati nel futuro come quelli del vero decollo di questa tecnologia. La ricerca realizzata dalla rivista tedesca ha individuato 151 siti di produzione in 32 paesi.


Il vero boom di aziende del settore si sta registrando in Cina. Una ricerca della società di servizi sino-britannica ENF mostra che nel grande paese asiatico sono presenti attualmente 163 società di moduli e 22 di celle, anche se molte di questi non raggiungono la capacità produttiva di 10 MW/anno. Quello che più sorprende è l’elevata percentuale di aziende di produzione di moduli e celle che operano nella stessa località; sono 35 i siti per 128 fabbriche attive nella tecnologia cristallina: una sorta di integrazione verticale su piccola scala.


Un altro elemento che sembra portare ad una cambiamento definitivo nella geografia mondiale del fotovoltaico è la capacità produttiva per paese. L’esplosione dell’industria cinese porterà, secondo le stime di Sun&Wind Energy, a darle entro la fine del 2007 la leadership mondiale nella produzione di celle e di moduli FV. Infatti, nel 2007 la capacità produttiva di celle arriverà a 1.542 MW, +53% rispetto al 2006, mentre quella del Giappone a 1.235 MW, +8%, e della Germania a 1.146 MW, +37%.


Anche nel comparto moduli FV la Cina scavalcherà gli altri due paesi con una capacità stimata di 1.627 MW. +62%, contro 1.078 MW del Giappone e 879 MW della Germania.
Si tratta di dati che comunque vanno rivisti, forse verso l’alto, perché molte grandi compagnie non hanno voluto o potuto comunicare i loro piani di espansione.
 

 

Fonte: Qualenergia.it

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