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“Nucleare, fotovoltaico e grid parity”

23 Marzo 2009 - Nell'editoriale di Paolo Rocco Viscontini il punto sulla situazione del mercato fotovoltaico in Italia.

 

La situazione del mercato fotovoltaico europeo analizzata da Paolo Rocco Viscontini, Amministratore Delegato Enerpoint SpA.

Circa 3.000 MWp installati in Spagna nel 2008.

Questa è certamente la notizia di maggior rilievo di questo inizio anno. E’ un dato che meglio di ogni altro fa capire che il fotovoltaico è in grado di raggiungere potenze significative in tempi brevi, probabilmente come nessun altra fonte energetica. Certo, è successo in un quadro normativo caratterizzato da incentivi molto interessanti, ma l’informazione che voglio sottolineare è proprio la rapidità nell’installazione e messa in funzione dei MWp fotovoltaici, dato ancora più significativo se consideriamo la riduzione dei costi già avvenuta e in corso che consentirà di raggiungere la “grid parity” nel giro di pochi anni.

3.000 MWp fotovoltaici in un solo anno, che corrispondono a circa 600/700 MW di una centrale termoelettrica in quanto a energia producibile, sono un traguardo ancora più importante nel momento in cui giornali e televisioni parlano sempre più insistentemente della ripresa del nucleare in Italia.


Francia e Italia
hanno sottoscritto un accordo per lo sviluppo congiunto di 4 centrali nucleari. La prima centrale entrerebbe in funzione nel 2020. Non mi sembra un risultato poi così interessante, soprattutto se consideriamo i già ricordati punti deboli del nucleare:

  • Elevatissimi costi per le realizzazioni delle centrali, spesso caratterizzati da errate previsioni:
    in Finlandia la centrale di Olkiluoto sta registrando 1,7 miliardi di euro di extracosti. E in Italia siamo maestri in quanto a “costi imprevisti”, quindi chissà cosa ci aspetta. Come ricorda Gianni Silvestrini nell’editoriale di Qualenergia, la costruzione delle centrali nucleari recentemente è stata accompagnata anche da forti rincari nelle bollette. E’ il caso della Progress Energy Florida, che per finanziare una nuova centrale atomica ha aumentato le bollette verso tutti i clienti dell’11%. Tale aumento ha generato così tante proteste che la compagnia è stata costretta a fare marcia indietro.
  • I benefici in bolletta al massimo saranno per alcune grandi industrie, che sigleranno contratti pluriennali per l’acquisto dell’energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari. La collettività (comprensiva anche delle piccole e medie imprese, che rappresentano il 97% delle realtà imprenditoriali dell’Italia) vedrà quindi solo alti costi e nessun beneficio reale.
  • Dipendenza dall’uranio, che ha subito fortissimi rincari in questi ultimi anni e che arriva da aree del pianeta spesso instabili.
  • Problema irrisolto delle scorie delle centrali, i cui costi di smaltimento non vengono mai conteggiati nei costi di produzione dell’energia.
  • Rischiosità. Le nuove centrali sono sicuramente più sicure delle centrali tipo Chernobyl, ma studiando ingegneria mi hanno insegnato che il rischio zero non esiste. Se si considera l’enormità del danno possibile in caso di grave incidente mi chiedo se ne vale veramente la pena.
  • Effettiva riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’ambiente: alcuni studi hanno calcolato l’intero ciclo di produzione di energia da fonte nucleare, dall’estrazione dell’uranio (molto energivora) alla realizzazione e mantenimento della centrale stessa. Il risultato non è come ci si aspetta: le centrali nucleari comportano comunque un significativo incremento di anidride carbonica nell’atmosfera.
  • La necessità di enormi quantità di acqua di raffreddamento. Quanti sanno che in certi periodi estivi la Francia nuclearizzata si è trovata a importare energia elettrica dalla Germania perché si era costretti a ridurre in modo consistente l’attività delle centrali nucleari per mancanza di quantità sufficienti di acqua per il raffreddamento? Sapendo poi che l’energia elettrica prodotta in Germania è, per un quota in continua crescita, prodotta da impianti fotovoltaici ed eolici, siamo di fronte a un significativo caso di rinnovabili che dimostrano la loro maggiore affidabilità rispetto al nucleare.

Sinceramente non credo che si riusciranno a costruire centrali nucleari in Italia, perché le comunità locali non le accetteranno mai e perché, almeno mi auguro, verrà alla luce l’anti-economicità di tali interventi.
Scusate se insisto tornando spesso sull’argomento, ma temo che l’attenzione che sta attirando su di sé il nucleare vada a discapito delle vere alternative alle fonti fossili, che sono le fonti rinnovabili e i risparmi energetici. E tra le rinnovabili il fotovoltaico ricoprirà un ruolo sempre più importante, anche alla luce delle riduzioni di costo che i moduli hanno registrato in questi ultimi mesi. Stanno entrando in produzione nuove fabbriche di silicio dedicato proprio all’industria del fotovoltaico, riducendo o addirittura eliminando quella carenza di materia prima che ha causato in passato il mantenimento di prezzi elevati dei moduli.


Il Conto Energia italiano, come pure le incentivazioni presenti in Germania, USA, Spagna, Francia, Repubblica Ceca e Bulgaria, stanno garantendo mercati significativi alle industrie del settore, consentendo la programmazione di investimenti tutti volti al contenimento dei costi di produzione e quindi dei prezzi dei moduli fotovoltaici. Siccome quest’anno in Italia si comincerà a discutere delle tariffe che seguiranno il 1200° MWp fotovoltaico, è necessario fare attenzione che la nuova legge, che sicuramente e correttamente prevederà una riduzione delle tariffe incentivanti, garantisca comunque una continuità di lavoro per alcuni anni, come sta avvenendo con l’attuale Conto Energia.


Non posso non scrivere nulla sulla crisi economica che come ben sappiamo sta toccando un po’ tutti.
Nel nostro caso rileviamo un rallentamento nei tempi di risposta delle banche per i finanziamenti degli impianti fotovoltaici, nonostante il fotovoltaico rappresenti uno degli investimenti più sicuri attualmente disponibili. Mi auguro chiaramente che le banche risolvano al più presto le attuali titubanze, che danneggiano tutta l’economia e quindi loro stesse, che ricoprono inevitabilmente un ruolo cardine nel sistema produttivo di ogni paese.


Enerpoint continua l’impegno per migliorare il servizio nella distribuzione dei materiali ai nostri clienti installatori, nonché la qualità dei prodotti offerti. A tal proposito segnalo l’aggiunta, nel nostro portafoglio prodotti, dei moduli della norvegese REC, unica realtà del settore caratterizzata da una totale integrazione verticale (dal polisilicio al modulo), che ritengo permetterà a REC di seguire le attese riduzioni dei costi di produzione, mantenendo la massima attenzione alla qualità del prodotto.
Poter offrire ai nostri clienti prodotti del calibro di Sharp, Schott Solar e ora anche REC, rappresenta per Enerpoint motivo di orgoglio e garanzia per il mantenimento di una posizione rilevante nel mercato.


Concludo segnalando l’avvio dell’attività di Enerpoint GmbH, succursale tedesca di Enerpoint. Mentre tutti o quasi i tedeschi vengono in Italia per cogliere le opportunità offerte dal mercato italiano, fa sinceramente piacere che un’azienda italiana faccia lo stesso ma in direzione opposta. Il mercato tedesco è e sarà ancora per molti anni il più importante mercato fotovoltaico al mondo e ritengo che ci sia spazio per realtà come Enerpoint, desiderose di portare impegno, professionalità e, perché no, creatività.

 

 

Fonte: Enerpoint News n. 22

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