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Nel 2020 un kWh su tre da fonti rinnovabili

16 Giugno 2009 - Per arrivare al 2020 con il 17% di energia da rinnovabili l'Italia dovrà puntare a produrre il 33% dell’elettricità nazionale con fonti alternative. Per il solare fotovoltaico la produzione dovrà essere di quasi 7 TWh con una potenza di 6.000 MWp.

 

Secondo uno studio condotto da Fondazione Sviluppo Sostenibile, presieduta da Edo Ronchi, l’Italia al 2020 potrà, anzi dovrà, produrre un chilowattora su tre dell'elettricità consumata da rinnovabili, e non uno su quattro come pare essere l’orientamento del governo.

Secondo questo studio, però, sembra che l’Italia non solo potrà arrivare alla scadenza comunitaria producendo il 33% dell’elettricità da fonti rinnovabili (anziché il 25%), ma avrebbe vantaggi rilevanti nel puntare alla soglia più alta. L’attuale obiettivo di produrre entro il 2020 un kWh su quattro (25%) di energia elettrica utilizzando rinnovabili sarebbe, secondo Ronchi, un freno alla crescita del solare, dell’eolico e delle biomasse.

Il rapporto spiega anche come verrebbe raggiunto l’obiettivo del 33%, pari a un incremento di 50 TWh di elettricità rinnovabile e alla contemporanea riduzione di 29 milioni di tonnellate di CO2.
Il 33% di elettricità da rinnovabili corrisponde a 108 TWh rinnovabili di produzione nazionale al 2020 (nel 2008 sono stati prodotti 58 TWh) e comporta quindi 50 nuovi TWh/anno da fonti alternative.

Un traguardo impegnativo, ma raggiungibile con la produzione congiunta di 22 TWh da nuovo eolico, 11 TWh da nuove biomasse e biogas, 7 TWh da nuovo solare, 5 TWh da nuovo idroelettrico.

Per quanto concerne il solare, sia fotovoltaico che termodinamico, va detto che il position paper del governo indicava un potenziale di 9.500 MWp e una produzione di 13,2 TWh al 2020 quasi tutti da sistemi fotovoltaici. Il potenziale del solare è tuttavia anche maggiore a quella data. Ma il problema, secondo il report, sono i costi dell’incentivazione di quei 13,2 TWh considerati troppo elevati per l’Italia alla luce del peso economico complessivo necessario per il raggiungimento dell’obiettivo.

La proposta del report è dunque di produrre 7 TWh da solare con una potenza aggiuntiva di almeno 6.000 MWp (oggi la produzione è di 0,2-0,3 TWh/anno, con poco più di 450 MWp installati). E’ prevedibile che, dopo il 2020 (forse anche molto prima), i costi del solare diminuiranno notevolmente e che questa sarà la fonte di maggior sviluppo futuro.

I vantaggi legati all’obiettivo del 33% di elettricità da rinnovabili sarebbero diversi a cominciare dal flusso rilevante di nuovi investimenti, pari a circa 60 miliardi di euro, e dalla creazione di almeno 250 mila i nuovi posti di lavoro, secondo quanto prevede lo scenario indicato nel report.
Benefici che certamente compenserebbero i costi maggiori necessari per produrre elettricità con fonti pulite.

I costi aggiuntivi (in €/2007), stimati per la produzione di 50 TWh rinnovabili, con la composizione indicata al 2020, sarebbero di circa 2,2 miliardi di euro rispetto alla produzione della medesima quantità di elettricità con fonti convenzionali.
Extracosti però che, distribuiti su 350 TWh consumati nel 2020, comporterebbero 0,6 centesimi di euro in più per ogni kWh consumato: un carico chiaramente accettabile a fronte dei vantaggi attivati da un consistente sviluppo delle fonti rinnovabili.

L’aspetto chiave di questo obiettivo è la sua irrinunciabilità rispetto a quello imposto dall’Europa sulle rinnovabili totali: senza almeno il 33% dell'elettricità consumata prodotta con fonti energetiche rinnovabili l'Italia, spiega il report, non riuscirebbe a rispettare l'obbligo nazionale del 17% del totale dei consumi finali di energia (elettricità, calore, carburanti) prodotta con fonti pulite.
Puntare al 25% per l’elettricità, come invece vorrebbe il Governo, equivarrebbe a “tirare il freno”.

Già oggi, includendo nel calcolo le importazioni di elettricità rinnovabile, come previsto dalla direttiva UE, avremmo superato questa soglia: il 25% senza le importazioni (partendo dal 17,2% attuale) comporterebbe una crescita troppo modesta in 12 anni: circa la metà della crescita media prevista in Europa.

 

 

 

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