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Per il 2030 si annuncia un futuro energetico molto inquinante?

26 Maggio 2003 - In un rapporto pubblicato a maggio dalla Commissione europea viene delineato il futuro energetico del mondo al 2030. Le previsioni: fortissima crescita della produzione petrolifera e raddoppio della produzione di gas. In Europa aumenteranno le emissioni di CO2 del 18% rispetto al 1990.

 

La Commissione europea ha pubblicato a maggio uno studio intitolato "Prospettive a livello mondiale delle politiche in materia di energia, tecnologia e politica climatica all’orizzonte del 2030" (Weto - World Energy, Technology and Climate Policy Outlook) che affronta il futuro energetico del pianeta.

Le previsioni di una fortissima crescita della produzione petrolifera (+ 65% e con 120 milioni di barili al giorno nel 2030), concentrata principalmente nei paesi OPEC (60%), e della produzione di gas, che nel 2030 raddoppierà rispetto al 2000, fanno pensare che gli sforzi di riduzione dei gas serra saranno sempre più difficili e che gli obiettivi previsti dal Protocollo di Kyoto verranno probabilmente disattesi.

A dire il vero le previsioni di questo studio sembrano meno allarmanti rispetto ad altre analisi di recente pubblicazione che affrontano la tematica energetica anche in relazione all’avvicinarsi del cosiddetto “picco della produzione del petrolio” (per molti geologi petroliferi dovrebbe essere raggiunto tra il 2008 e il 2015); basti pensare che lo studio WETO prevede che il prezzo del petrolio raggiungerà “solo” i 35 dollari per barile al 2030.

Secondo lo studio europeo la domanda energetica a livello mondiale aumenterà ad un ritmo annuo dell'1,8% circa tra il 2000 e il 2030 e metà di essa verrà dai paesi in via di sviluppo.

Le emissioni di CO2 aumenteranno in media del 2,1% all’anno e, su scala mondiale, raggiungeranno i 44.000 milioni di tonnellate entro il 2030. In Europa le emissioni CO2 aumenteranno del 18% nel 2030 rispetto al livello del 1990 e negli Stati Uniti del 50%. L'Europa dipenderà sempre più dal gas, ma anche questa fonte sarà concentrata in poche aree, per giunta politicamente instabili, come l’ex Unione Sovietica ed il Medio Oriente.

I costi del raggiungimento degli obiettivi di Kyoto – sottolinea il rapporto UE - potrebbero essere ridotti fino al 30% con l'utilizzo su larga scala di fonti di energia nucleare o rinnovabili. Sebbene crediamo che si debbano avere forti perplessità su un rinnovato sviluppo dell’energia nucleare, si ritiene interessante lo scenario prospettato dallo studio che prevede un notevole aumento dell’energia eolica, solare e idroelettrica.

Lo studio è stato effettuato da un gruppo di ricerca dell'Ue, fra cui Enerdata e Cnrs-Iepe in Francia, il Bureau Fédéral du Plan in Belgio e il Centro comune di ricerca della Commissione a Siviglia, Spagna.

 

Fonte: E-gazette

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