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Riciclo moduli fotovoltaici

Tema sempre più attuale è quello del recupero e riciclo dei pannelli solari fotovoltaici esausti, complice anche il loro numero rilevante e la loro diffusione capillare. A che punto siamo?

Moduli fotovoltaici destinati al riciclo e recupero materiali.

Il modulo fotovoltaico è riciclabile oggi per l’80% circa del suo peso. Ma com’è fatto un pannello fotovoltaico? Cosa si ottiene dal suo riciclo?

Il pannello fotovoltaico è composto da celle fotovoltaiche realizzate con silicio cristallino, policristallino o amorfo, sigillate tra due lastre di materiali plastici, di solito EVA (acetato vinil-etilenico) che le proteggono dall’umidità e dagli agenti atmosferici. Il tutto è ulteriormente inserito tra una lastra di vetro ed una speciale pellicola protettiva composta di materiali polimeri e tedlar. A volte la pellicola protettiva può essere sostituita da un’altra lastra di vetro.

Il sandwich ottenuto viene quindi scaldato in un forno a circa 100° C, procedimento che permette ai componenti di sigillarsi tra loro, mentre il foglio di EVA passa da traslucido a trasparente e l’aria residua interna viene eliminata.
 
Si fissa infine il sandwich così trattato in una cornice d’alluminio estruso anodizzato (resistente alla corrosione) e si dispone la cassetta di giunzione sul retro del modulo.

Silicio, vetro, rame e alluminio una volta separati sono facilmente riciclabili e utilizzabili per realizzare altri pannelli o oggetti di diversa natura.

 

Riciclo: qual è la situazione attuale?

Riciclo del silicio impiegato nei pannelli fotovoltaici.

Secondo PV Cycle, un modulo FV è composto da:
- 80-90% vetro
- 10% circa da metalli e plastica
- 0,1-0,2% da semiconduttori

Secondo i dati forniti da PV Cycle, la maggior percentuale di moduli raccolti (circa il 45%) proviene attualmente dalla Germania, mercato nato e cresciuto prima rispetto agli altri. Seguono Spagna, Italia, Polonia, Belgio e Francia.

L’Italia, con una potenza installata pari ormai a oltre 16 GWp e un numero di moduli che si aggira intorno ai 50 milioni di pezzi, tramite il DM 5 maggio 2011 (art. 7, comma 5, lettera a del V Conto Energia), anticipa la quanto richiesto dalle linee guida europee imponendo al produttore o importatore, che immette il bene nel mercato, la responsabilità di smaltimento a fine vita del prodotto.

Grazie a tale normativa nel nostro Paese tutti gli impianti fotovoltaici entrati in esercizio dal 1° luglio 2012, devono disporre di un certificato, rilasciato dal produttore o importatore dei moduli, attestante l'adesione del medesimo a un Sistema o Consorzio europeo che garantisca il riciclo dei moduli al termine della loro vita utile. Tale certificato andrà inoltre inviato dal soggetto responsabile dell’impianto al GSE per poter beneficiare delle tariffe incentivanti.

Al momento (nov. 2012) non sono ancora state chiarite nella totalità quali sono le caratteristiche che i consorzi di riciclo devono avere per essere accettati dal GSE. Durante una riunione di chiarimento, svoltasi nel mese di ottobre 2012 tra RSE, GSE e consorzi, è stato chiarito che i certificati al momento in circolazione e forniti al GSE vengono accettati per successivo riesamino. Fino a Dicembre 2012 non saranno infatti pubblicate le liste dei consorzi ritenuti validi per lo smaltimento dei moduli fotovoltaici, pertanto non è possibile dire con sicurezza se un certificato può essere accettato come valido o meno. In seguito alla pubblicazione delle liste si potrà integrare, se necessario, la documentazione già inviata al GSE e relativa ad impianti che già percepiscono la tariffa incentivante a partire dal 1° Luglio 2012. Potrebbe verificarsi quindi ad una fase di integrazione retroattiva dei certificati e ad un nuovo e chiaro vincolo che i soggetti responsabili dovranno rispettare nell’ottica di avere accesso alla tariffa incentivante per i futuri impianti fotovoltaici.

Il certificato di iscrizione ai consorzi di riciclo è necessario solo nel caso in cui i moduli siano destinati a richiedere le tariffe incentivanti del IV e V Conto Energia, per gli impianti che non richiedono tali tariffe non c’è obbligo.

Il Parlamento Europeo, dal canto suo, durante l’ultima revisione delle norme sui rifiuti elettronici, Direttiva 2002/96/CE sui RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche), ha inserito i moduli fotovoltaici tra le apparecchiature da smaltire attraverso la raccolta differenziata e da avviare al riciclo al fine di salvaguardare l'ambiente e contribuire al recupero di materie prime secondarie che possono essere reimmesse nei cicli produttivi (silicio, vetro, alluminio e plastica).

La nuova normativa UE per i RAEE dovrà essere recepita ed adottata da tutti i Paesi Membri entro il 14 febbraio 2014. Dal momento del recepimento nazionale l’obbligo di gestione del rifiuto in maniera controllata sarà esteso a tutti i moduli fotovoltaici a livello di prodotto, indipendentemente dall’uso che se ne farà e dalla presenza di incentivi o meno.

 

Cosa dovrà fare il Gestore/Proprietario di un impianto fotovoltaico se vorrà sostituire uno o più moduli?

Fondamentale la figura del professionista specializzato per la sostituzione dei moduli fotovoltaici giunti a fine vita.

Fino a quando il nostro Paese non avrà recepito la normativa europea a riguardo il Gestore (privato o azienda) dovrà contattare il suo installatore che, dopo aver smontato i moduli da sostituire, dovrà consegnarli al punto di raccolta del Consorzio, se si tratta di pochi moduli o piccoli impianti, nel caso invece si tratti di quantità più importanti dovrà contattare il Consorzio che organizzerà il ritiro direttamente a domicilio.

Non ci sono oneri di smaltimento a carico del Gestore/Proprietario dell’impianto in quanto questi sono già compresi all’interno del costo dei moduli (pagati all’acquisto), rimarrà invece da pagare la manodopera dell’installatore che avrà effettuato il lavoro.

SCARICA QUI LE RISPOSTE ALLE DOMANDE PIU' FREQUENTI CHE CI HANNO RIVOLTO I NOSTRI INSTALLATORI.