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23/12/2005

I nuovi edifici di Roma saranno ad energia solare

La giunta di Roma ha deciso che tutti gli edifici di nuova costruzione e quelli che subiranno ristrutturazioni straordinarie dovranno soddisfare almeno il 30% dell’energia necessaria all’intero edificio e almeno il 50% dell’energia utilizzata per ottenere acqua calda con le fonti rinnovabili, pena il non ottenimento dell’agibilità.

 

La delibera riguarda tutto il comune tranne che il centro storico e sarà vincolante dopo l’approvazione del consiglio comunale.

Per gli edifici pubblici i limiti saranno più severi: la quota di rinnovabili complessiva è infatti elevata al 50%. I costruttori che supereranno questi limiti minimi, inserendo più tecnologie pulite, avranno un premio di cubatura del 5%. Il fotovoltaico, ad esempio, dovrà essere utilizzato per l´illuminazione e gli usi comuni dei condomini e il solare termico per la produzione di acqua calda delle singole abitazioni. Inoltre, l´acqua piovana dovrà essere accumulata e utilizzata per i cortili e gli scarichi.

 

I progetti, che dovranno essere sempre accompagnati da una relazione tecnica, saranno valutati da una apposita commissione; i municipi (le vecchie circoscrizioni) verificheranno l´attuazione prima che sia concessa l'abitabilità.

 

Si stima che questi interventi comporteranno un incremento dei costi dell’edificio non superiori al 15% del totale, ma di fatto ne aumenteranno il valore e ne diminuiranno il costo di gestione che l´acquirente dovrà sostenere negli anni (risparmi sulle bolletta energetiche).

 

Secondo il sindaco Veltroni con questa iniziativa “Roma si pone all’avanguardia nell’attuazione del Protocollo di Kyoto”.

 Ricordiamo che la legge regionale n. 15 dell’8 novembre 2004 prevedeva già l’obbligo dell’installazione di pannelli solari termici in tutti gli edifici di nuova costruzione o soggetti a ristrutturazione al di fuori dei centri storici. In pratica si poneva l’obbligo, da parte dei comuni laziali, di adeguare in questo senso i propri regolamenti edilizi entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge. Questa disposizione è stata tuttavia disattesa dalle amministrazioni comunali, ma oggi il Comune di Roma sembra volerla applicare in maniera anche più estensiva.